giovedì 15 febbraio 2018

Stella Calloni: "Esiste un progetto di ricolonizzazione regionale in America Latina" (Prima parte)


Dopo il "decennio d'oro" dei governi progressisti che per la prima volta hanno attuato forti politiche sociali e lavorato per l'unità latinoamericana, il ritorno al potere della destra in Argentina e Brasile è segnato dallo smantellamento dei servizi pubblici e da una brutale repressione che ricorda gli anni bui della dittatura nel 1970. Secondo Stella Calloni, esperta di storia delle relazioni tra i paesi americani del cono del sud e gli Stati Uniti, è tutt'altro che una coincidenza: alle dittature segnate dalla dottrina della "sicurezza nazionale" made in USA, sono seguite "democrazie per la sicurezza nazionale". L'anno 2018 offre una prospettiva decisiva, con elezioni in paesi strategici come Messico, Colombia, Venezuela, Brasile o Paraguay. È giunto il momento per i popoli della nostra America?

Sono appena volti al termine i primi due anni del governo Macri. Qual è la tua valutazione di questo periodo?

Dal 10 dicembre 2015, momento in cui Macri venne eletto, si insedia un governo il cui presidente e ministri fanno tutti parte di organizzazioni statunitensi, come la Heritage Foundation, la National Endowment for Democracy (NED) e altre. Gli Stati Uniti hanno creato questi organismi come manifestazione del "volto sociale della CIA". Vuol dire che svolgono presso le ambasciate un lavoro che precedentemente conduceva la CIA e per questo ricevono denaro da organizzazioni governative in tutto il paese.

Considero questo governo illegittimo fin dall'inizio, da quando è entrato in carica. Per la prima volta nella storia dell'Argentina, abbiamo un presidente che arriva al potere mentre sono in corso due processi contro di lui: fatto incostituzionale. Un capo d'accusa riguarda le intercettazioni illegali quando era a capo del governo della città di Buenos Aires e aveva praticato lo spionaggio di sindacalisti, delle loro famiglie e delle organizzazioni, ecc. Questo spionaggio fu scoperto, e il processo relativo è ancora aperto. L'altro capo d'accusa è stato aperto perché a capo del governo, ha incaricato gruppi di civili di attaccare con estrema violenza alcune famiglie di Buenos Aires.

D'altra parte, va ricordato che prima delle elezioni si è aperto un acceso dibattito che risale al precedente governo di Cristina Fernández Kirchner sui fondi "avvoltoio". Si tratta di forme speculative del tutto illegali e praticate drammaticamente in molti paesi dell'America Latina.

Di conseguenza, la presidente Kirchner aveva lanciato iniziative con organizzazioni mondiali, c'era un rifiuto generale e stava vincendo la battaglia contro i fondi avvoltoio, quando uno dei dirigenti di questi fondi, Paul Singer, ha ammesso pubblicamente di aver creato una task force in Argentina nel 2010-2011, che rispondeva a un'altra task force basata a Washington...

... quale era lo scopo?

Lavorare al rovesciamento di Cristina Kirchner, attraverso le elezioni o in altro modo. Vi hanno lavorato l'attuale ministro della sicurezza, Patricia Bullrich, l'attuale capo dell'ufficio anti-corruzione di Macri, lo stesso presidente Macri e la fondazione che dirigeva, che dipendeva dall'Heritage Foundation stntunitense... Tutte queste persone ricevevano apertamente denaro da un fondo avvoltoio di Paul Singer per influenzare le elezioni.

Il popolo argentino non si è reso conto del pericolo che lo attendeva?

La dinamica era così veloce da richiedere la consapevolezza di quale tipo di governo stesse arrivando al potere. Immediatamente, la prima cosa che questo governo ha distrutto dopo solo dieci giorni di governo è stata la legge sui media. L'amministrazione Kirchner era riuscita a farla adottare al congresso in modo democratico. Questa legge per cancellare i monopoli dei media era stata studiata per anni da accademici, associazioni e sindacati. Bene, subito dopo essere stato incaricato, il neo presidente  Macri ha sferrato uno dei suoi colpi contro questa legge.

Quindi Macri ha iniziato a utilizzare i decreti di necessità e urgenza per distruggere un certo numero di organizzazioni che funzionavano in modo democratico. Ha nominato due giudici presso la Corte suprema, che ora dipende interamente dal governo. Ha iniziato a smantellare un certo numero di organizzazioni emerse nel precedente governo per combattere l'ineguaglianza sociale.

Tutto ciò è stato distrutto per attuare riforme di aggiustamento. Tutte le leggi adottate dal Congresso per la difesa dei diritti sociali, sono state sottoposte al veto da questo governo.

Dall'inizio del mandato Macrì, abbiamo assistito solo a uno spirito di vendetta, appropriazione della giustizia, corruzione spinta al massimo per controllare il Congresso. Questo governo controlla il 98% della stampa. Come si può immaginare, siamo in una situazione piuttosto complessa.

Queste riforme di aggiustamento sono state successivamente approvate, così come il progetto di riforma della previdenza, che non è altro che una spudorata rapina ai danni dei pensionati del paese e dei beneficiari di prestazioni sociali (per l'infanzia e altre questioni sociali su larga scala).

Come ha reagito Macrì al malcontento sociale?

Questi due anni di governo Macrì hanno visto l'applicazione di un modello di militarizzazione a livello degli organi di sicurezza come la polizia, la prefettura, la polizia federale e provinciale, la polizia della città di Buenos Aires. Quest'ultima riceve consigli e istruzioni sia dagli Stati Uniti che da Israele che la addestrano nei territori palestinesi occupati.

Questa militarizzazione del paese ci consente di comprendere la repressione brutale di cui siamo stati testimoni lo scorso dicembre, che è il risultato di un'azione coordinata di queste forze di sicurezza, tutte dotate di attrezzature all'avanguardia il cui costo ammonta a diversi milioni di dollari. Non si tratta solo di attrezzature... ci sono anche camion, nuove armi per reprimere le proteste sociali.

L'anno 2017 si è concluso con 2 morti e numerosi mapuches scomparsi nella Patagonia nativa, molti feriti, incarcerazioni... Tutto questo nel contesto di una repressione che riguarda l'intero paese. Non solo contro Buenos Aires, come abbiamo visto.

Una tale situazione non si era mai vista nel paese, vale a dire un Congresso circondato e militarizzato mentre una legge si appresta a essere votata. Più di 2.000 uomini delle forze armate sono stati schierati per fronteggiare le proteste pacifiche.

È curioso che questi governi latinoamericani di destra siano presentati come "democratici"...

Penso che alle dittature di sicurezza nazionale degli anni '70 siano seguite dalle odierne democrazie di sicurezza nazionale guidate dagli Stati Uniti. Il miglior esempio è la Colombia, dove il governo ha ratificato un accordo di pace, mentre i paramilitari sono ancora presenti, così come le basi militari statunitensi. In un paese che ha vissuto l'estrema violenza, è impossibile firmare un accordo di pace per riconquistare la sovranità se sette basi statunitensi sono ancora sul terreno del paese. Una sola base americana in uno dei nostri paesi e tutta la nostra sovranità nazionale è in pericolo.

Attualmente in America Latina, una guerra controinsurrezionale è stata intrapresa dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Quello che abbiamo in Argentina non è una democrazia. Questo è ciò che chiamo una democrazia per la sicurezza nazionale. In altre parole, una dittatura nascosta. Il Congresso, così come le dimostrazioni e la volontà popolare, non hanno valore. Questo governo è stato eletto su un programma di povertà zero, affermando che nulla che fosse a favore del popolo sarebbe cambiato... Sta facendo esattamente l'opposto.

Ha tradito il suo programma. Pertanto, dobbiamo imporre rapidamente in tutta l'America, che un governo che viene eletto attraverso un programma per il quale il popolo ha votato, ma che non solo lo calpesta assolutamente, ma finisce per sopprimere e terrorizzare la sua popolazione ... questo governo deve smettere di qualificarsi come "democratico".

Tuttavia, l'Argentina e altri paesi della Nostra America hanno già attraversato questo periodo di restrizioni imposte dal FMI, con i governi che obbediscono agli interessi stranieri e non nazionali...

Quello che sta accadendo in America Latina in questo momento è un progetto geostrategico di ricolonizzazione regionale. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di dover controllare l'intera area perché significherebbe avere il controllo su tutte le risorse in quest'area, che sono inestimabili. La guerra che stanno conducendo contro il Venezuela è tipica di una guerra contro insurrezionale, con una guerra psicologica, una guerra di quarta generazione ... Lo stesso vale per la guerra che stanno conducendo in Brasile, dove hanno installato una dittatura.

Ricordiamo che durante questo periodo in cui l'America Latina si stava unificando, aveva raggiunto il massimo grado di unità con la costituzione della Comunità degli Stati dell'America latina e dei Caraibi (CELAC), con il Mercato comune meridionale (MERCOSUR) e l'Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR). Per la prima volta nella storia della regione, tutto questo si sarebbe potuto concretizzare alla fine del 2011 con CELAC.

Di fronte a tutti questi successi, gli Stati Uniti si stanno attivando rapidamente nella regione, non a con di una sorta di guerra coloniale, come la tragedia che stanno vivendo i paesi del Medio Oriente, ma nel tentativo di farla accadere con altri mezzi. Da un lato c'è stata una totale manipolazione della giustizia, dal momento che hanno iniziato a infiltrarsi nelle strutture giudiziarie di tutti i nostri paesi. D'altra parte, hanno il controllo sui parlamenti attraverso la corruzione.

Oggi in Honduras abbiamo una dittatura* che ha mantenuto una continuità. Nello stesso modo in cui hanno fomentato il colpo di stato nel 2009 contro Zelaya in Honduras, hanno organizzato un colpo di stato contro Fernando Lugo in Paraguay nel 2012. Quindi, ora abbiamo questi governi in cui la dittatura conosce continuità.

Prima parte dell'intervista con Stella Calloni (segue)
Tradotto dallo spagnolo da Rémi Gromelle.
Fonte: The Journal of Notre America, gennaio 2018

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Prima parte dell'intervista con Stella Calloni (segue)

Tradotto dallo spagnolo da Rémi Gromelle.


Fonte: The Journal of Notre America, gennaio 2018





immagine inserite da responsabile blog.


lunedì 12 febbraio 2018

CHE Guevara, la stella che illuminò Santa Clara : “Vittorie del centro”


Di solito quando sono a Santa Clara mi alzo presto e con la mia inseparabile rossa bici da corsa Viner vado a prendere la circonvallazione per le abituali 2-3 ore di allenamento, partendo dal “temuto” e ingiustificatamente discriminato barrio Condado dove abito, proseguo  verso il terminal di pullman dei cubani, continuo in direzione mausoleo del CHE e passando davanti con pugno chiuso saluto lui  e tutti i ribelli , lo posso fare in armonia, visto che a quella ora mattutina è libero dagli impegni fotografici con i turisti che ancora dormono negli hotel , in case particular o sono in viaggio per raggiungere la piazza, poi,  qualsiasi “carretera” prendo mi rendo conto di quanto è stata  importante Santa Clara  per il  trionfo della rivoluzione cubana, si è la mia città del cuore in tutti i sensi, leggendo  il numero  speciale della rivista Verde Olivo dedicato al CHE, che  il caro amico  e compagno Roberto Vallepiano mi ha regalato alla fiera del Libro dell’Avana di questo febbraio 2018, mi rendo conto che miglior luogo dove vivere non potevo trovarlo, un giorno spero di chiudere la mia non facile vita di militante comunista internazionalista in questa terra rivoluzionaria  simbolo nel Mondo per lotta contro le ingiustizie e tirannie fasciste.       

                                                                                        “Sandino”  


Quei giorni i vicini del centro non si svegliarono col cantare allegro delle migliaia di uccelli che dormivano negli alberi del parque Vidal. Albeggiarono in una maniera differente:  allarmati ed in mezzo ad un sconcerto che sconfinava nella paura. Tale fu la prima reazione. Poi seppero, ringraziarono e si integrarono.

La invasione dei ribelli verso occidente del paese arrivava a Santa Clara. Erano saliti dall’ Oriente il 31 agosto 1958 sotto gli ordini del Comandante Ernesto Guevara con la missione di  intercettare e battere il nemico fino alla sua totale paralizzazione. Il Comandante in capo Fidel Castro Ruz aveva indicato di dividere militarmente l’isola in due parti per immobilizzare il nemico nel territorio orientale.
L’offensiva insorta nella città villaclaregna iniziò con la riunione del CHE, maximo dirigente politico-militar del Movimento 26 di luglio in Las Villas, con i principali capi e ufficiali delle sue forze e il Direttivo Rivoluzionario (DR) 13 di marzo, per far conoscere i piani, missioni, e itinerari degli invasori.
Per circa 15 giorni furono a ferro e fuoco con le forze batistiane [..] Il CHE in maniera brillante organizzò, diresse e applicò i concetti strategici e tattici della guerra di guerriglia combinata con la guerra regolare, così  come la capacità nella mobilitazione   e slancio dell’Esercito Ribelle, le azioni combattive e la demoralizzazione dell’esercito nemico
Con 150.000 abitanti Santa Clara costituiva la più importante  piazza militare del  regime in quei momenti, centro ferroviario e di comunicazione del paese, per questo i rivoluzionari dovevano prenderla. Circa quattrocento  uomini con il morale alto per combattere, armati di fucili, mitragliatori e un bazuka ebbero la missione.
Mentre la guarnigione della città disponeva di più di tremila effettivi. Dislocati in 11 importanti postazioni, dominavano le principali vie di accesso alla città, obiettivi economici, politici, e amministrativi, disponevano di un forte armamento  che includeva mitragliatori leggeri e pesanti, bazuka, mortai, carri armati, autoblindati, appoggio aereo e un treno blindato.
Il 28 di dicembre cominciò la battaglia, quando in una avanzata rivoluzionaria ci fu uno scambio di colpi con una pattuglia. Superato l’ostacolo. Il CHE ordinò di attaccare  le posizioni fuori la caserma fino a concentrare tutte le forze e mezzi contro il reggimento Leoncio Vidal.
La Loma del Capiro, e il carcere, risultarono le prime postazioni conquistate. In contemporanea fu distrutta la linea ferroviaria dove doveva passare il treno blindato che deragliò e quindi fu ottenuta la resa dei suoi difensori.
Il giorno 30 cadde la caserma de los Caballitos, e del governo provinciale, La caserma di polizia il 31. Il primo di gennaio del 1959 si arrese dopo molta resistenza La Audiencia, lo squadrone 31, il Gran Hotel, l’aereoporto anche se non attaccato e il reggimento.
Durante i combattimenti, per la prima volta, gli invasori attaccarono un reggimento sotto il costante bombardamento e mitragliamento dell’aviazione. Inoltre la straordinaria forza morale e combattiva portò  i rivoluzionari a lottare contro carri armati, blindati, all’interno della città, senza armi adeguate, nel mezzo di un territorio sconosciuto sotto il tiro di franchi tiratori.
Un fattore che contribuì decisamente alla vittoria, fu la partecipazione  del popolo, decine di famiglie aiutarono alla occupazione di postazioni; cooperarono nella collocazione di ostacoli; prepararono bottiglie incendiarie (cocteles Molotov); facilitarono informazioni; offrirono i primi aiuti, alimentazione e protezione.
Da Santa Clara, l’avanzata dell’Esercito Ribelle doveva prendere la capitale e assicurare la vittoria. Inoltre la  sua posizione impediva il passaggio di rinforzi verso oriente; Camaguey  rimaneva circondata, dunque il cinquanta per cento del paese si trovava in mano ai rivoluzionari.
Per i suoi risultati politici e militari, questa battaglia contribuì in maniera decisiva alla caduta della tirannia, quindi obbligò il nemico non solo a riconoscere la sconfitta in una provincia, ma in tutto il paese, pertanto intraprendere la ritirata.
In questo modo, l’allegria che caratterizzava le albe nel parque Vidal si espanse in altri territori e ogni abitante di questa regione e dell’isola avevano una ragione per dimostrarla.









Tratto :

 Da Pagina 35 Edicion Especial  della rivista Verde Olivo
N° 4 anno 58° agosto 2017